Violenza contro le donne, una “strategia di guerra” che fa vittime anche tra le bambine. L’appello di INTERSOS in occasione della giornata internazionale del 25 novembre.

Foto di Guillermo Luna

 

 

La violenza contro le donne è presente in ogni Paese del mondo e ha molti volti: violenza fisica, psicologica, sessuale. Si tratta di un crimine contro cui tutti, gli uomini per primi, sono chiamati a combattere. Nei Paesi in cui INTERSOS opera, la violenza contro le donne è un elemento costante ed entra direttamente nella dinamica dei conflitti.

In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, vogliamo lanciare un allarme sulle molte situazioni di guerra nelle quali lo stupro è utilizzato in modo sistematico da gruppi armati come uno strumento per terrorizzare e punire i civili – sottolinea Alda Cappelletti, Direttrice dei Programmi di INTERSOS – Di questi crimini di guerra si parla ancora troppo poco. Mentre i nostri operatori e le nostre operatrici, insieme ad altre organizzazioni, sono sul campo per assistere le donne sopravvissute alla violenza, c’è un estremo bisogno da parte nostra e della comunità internazionale di strappare queste donne al silenzio, all’isolamento e allo stigma al quale sono condannate, perché è nel silenzio e nella solitudine che la violenza trova alimento”.

La prevenzione della violenza di genere e il supporto alle sopravvissute sono parte integrante dell’intervento umanitario e del lavoro di INTERSOS. Assistenza medica e psicosociale (con una particolare attenzione alla ricostruzione chirurgica per chi soffre di fistole a causa di stupro) e reinserimento socio-economico (con gruppi di supporto e training vocazionali) sono le attività che portiamo avanti per ridare dignità alle donne nei Paesi in cui operiamo.

 

Il caso della Repubblica Democratica del Congo

 

La Repubblica Democratica del Congo è un paese in cui «il corpo delle donne è diventato un campo di battaglia e lo stupro è utilizzato come arma di guerra» ha dichiarato Denis Mukwege, conosciuto come “il medico che ripara le donne” attivista e Premio Nobel per la Pace nel 2018. Da gennaio a settembre 2020 operatori e operatrici di INTERSOS hanno documentato 716 episodi di violenza di genere nella Provincia di Ituri. Nel Sud Kivu, a settembre 2020, il numero di casi di violenza registrati è 920 di cui 475 sono casi di stupro. Per il Nord Kivu, al 30 settembre 2020 sono stati documentati 957 casi di violenza di genere con 667 casi di stupro. Questi dati mostrano che gli episodi di violenza sono in netto aumento, soprattutto i casi di stupro. Le cifre del terzo trimestre dell’anno sono già superiori a quelle registrate in tutto l’arco del 2019.

Nelle zone di Karisimbi, Rutshuru e Lubero, nel Kivu settentrionale, INTERSOS opera per restituire dignità alle donne che soffrono di fistole attraverso la ricostruzione chirurgica, l’assistenza medica e psicosociale e il reinserimento socio-economico. Fra le pazienti, incontriamo anche bambine.

 

La storia di Chinara

 

Chinara (nome di fantasia per proteggere l’identità della minore asssistita), una bambina che ora ha undici anni, si trova ancora nel centro medico dove è stata operata ma si sta rapidamente riprendendo. “Ero andata nella foresta di Virunga a raccogliere la legna da vendere al mercato, insieme a quattro amiche. All’improvviso siamo state circondate da quattro uomini armati. Abbiamo cercato di fuggire ma non è stato possibile. Sono stata aggredita e violentata da tutti e quattro. Mi hanno abbandonata lì, priva di sensi.

Non ricordo più niente fino al momento in cui mi sono risvegliata in ospedale. Purtroppo mia madre non aveva i soldi per le cure e così ci hanno rimandate a casa e per undici mesi io ho continuato ad avere incontinenza delle feci. Poi ho incontrato operatori e operatrici di INTERSOS che mi hanno informata sulla possibilità di essere operata gratuitamente nell’ospedale di Keshero. Mi hanno curata, e adesso non soffro più di incontinenza e cerco finalmente di riprendere una vita normale. INTERSOS ci sta anche aiutando ad avviare una piccola attività per vendere i nostri prodotti al mercato”.

 

 

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