Il sostegno internazionale rimane fondamentale per evitare il crollo dei servizi essenziali – accesso al cibo, alla sanità, all’istruzione.

 

 

Il popolo afgano ha sofferto gli effetti cumulativi di oltre 40 anni di conflitti e disordini politici.
Oggi 18,4 milioni di persone, quasi la metà della popolazione totale, hanno bisogno di assistenza umanitaria. Gravi siccità sono ormai frequenti in Afghanistan, con il risultato che quasi 14 milioni di persone si trovano in una situazione di insicurezza alimentare, e oltre 3 milioni di bambini rischiano di essere gravemente malnutriti. Il recente sfollamento di 550.000 persone si aggiunge ai circa 2,9 milioni che rimangono internamente sfollati e che necessitano di assistenza umanitaria, mentre l’inverno è alle porte.

 

Il sostegno internazionale rimane fondamentale per evitare il crollo dei servizi essenziali – accesso al cibo, alla sanità, all’istruzione. Sebbene gli aiuti umanitari non saranno in grado di far fronte a tutti i bisogni creati dal congelamento dei finanziamenti per lo sviluppo, l’assistenza umanitaria internazionale in Afghanistan è ora più che mai necessaria. I finanziamenti dovrebbero dare la priorità ai bisogni umanitari urgenti, garantendo al tempo stesso le risorse sufficienti per far fronte all’aumento dei costi legati alla gestione della sicurezza e dell’operatività delle ONG. Gli ostacoli ai trasferimenti di denaro e altre restrizioni operative, comprese quelle derivanti dalla legislazione antiterrorismo, devono essere immediatamente rimossi e le frontiere devono rimanere aperte, sia per la circolazione delle persone che per i beni essenziali.

 

Sebbene i recenti cambiamenti turbolenti spingano l’Afghanistan verso un periodo di notevole incertezza, mettendo le nostre attività umanitarie sotto ulteriore pressione a fronte di crescenti sfide legate in particolare alla sicurezza, Intersos oggi continua a fornire attività salvavita. Nonostante le difficoltà in corso, Intersos non ha sperimentato, finora, cambiamenti radicali nel suo ambiente operativo: rimaniamo operativi senza nuove restrizioni, anche per quanto riguarda l’inclusione del nostro personale femminile nei progetti.

 

Il dialogo con le attuali Autorità de facto in Afghanistan rimane una parte importante della nostra strategia volta a ottenere l’accesso alle persone che assistiamo, come lo era prima degli eventi di agosto. Questo approccio si rivolge a tutte le parti in conflitto, in conformità con i principi e gli standard umanitari e con il nostro codice di condotta. Inoltre, collaboriamo pienamente con i partner locali, sulla base dei principi di complementarità, e siamo impegnati con la comunità umanitaria per rispondere alla crisi crescente. Crediamo fermamente che la comunità umanitaria debba parlare con una sola voce alle nuove autorità, così come alla comunità internazionale.

 

Il nostro intervento in Afghanistan oggi

 

I nostri progetti nel Paese sono concentrati nelle province di Kandahar e Zabul, dove il conflitto è stato particolarmente acuto dall’ultimo trimestre del 2020. In queste aree garantiamo il supporto a diversi centri di salute primaria presenti nei distretti di Spin Boldak, Maywand, Shawalikot, Zheray nonché all’ospedale di Qalat e ai centri di salute di Kharwaryan e Shajoy nella provincia di Zabul.

 

Il sistema sanitario in Afghanistan

 

Dopo il crollo del precedente governo e il successivo congelamento dei finanziamenti allo sviluppo, decine di strutture sanitarie sono state chiuse e sempre più persone si rivolgono ai nostri centri di salute. Soprattutto nelle aree più remote. Nella Provincia di Kandahar, nei distretti di Maywand e Panjwaye, gestiamo due Trauma Point, strutture sanitarie specializzate, attive h24, in grado di fornire primo soccorso alle persone ferite ma anche alle vittime di incidenti stradali e domestici. Due medici, di cui uno di medicina generale, tre infermieri e un tecnico radiologo si occupano di stabilizzare i casi più critici, riducendo il rischio di decesso e le complicanze legate al trauma, e di fornire servizi diagnostici ai raggi X in caso di fratture e di impianti ortopedici.
I casi con lesioni gravi che richiedono cure avanzate – amputazione e riabilitazione, fratture craniche che richiedono ulteriori esami – vengono stabilizzati e indirizzati al Mirways Regional Hospital di Kandahar. Inoltre, ai Trauma Point forniamo attrezzature essenziali, farmaci e materiale medico di altro genere.
Dalle venti alle trenta persone al giorno vengono curate nei nostri due Trauma Point.

 

Inoltre, sosteniamo il sistema sanitario con due centri di salute e tre cliniche mobili, composte da un medico, un’ostetrica e tre infermieri – di cui uno esperto di nutrizione e l’altro incaricato di effettuare vaccinazioni di routine per malattie trasmissibili. I nostri team medici eseguono test diagnostici rapidi per malattie specifiche come la malaria e la sifilide, forniscono cure pre e postnatali e trasferiscono donne a rischio all’assistenza sanitaria secondaria.
Supportiamo, infine, l’ospedale di Qalat attraverso la formazione del personale e la fornitura di farmaci e materiale sanitario.

 

Salute materno-infantile in Afghanistan

 

In Afghanistan solo il 60% dei parti avviene in presenza di assistenza sanitaria e 600 donne su 100.000 muoiono di parto. Si tratta di un numero 300 volte superiore al dato di un Paese come l’Italia, dove si registrano 2 casi di morte ogni 100.000 parti. Nei centri di salute che sosteniamo forniamo consulenza, vaccinazioni e trattamenti di routine; indirizziamo i casi sospetti di HIV per consulenza e ulteriori test all’ospedale regionale di Kandahar, poiché a livello locale i servizi non sono disponibili e per mitigare il rischio di stigmatizzazione delle persone assistite; garantiamo parti sicuri e forniamo assistenza sanitaria a mamme e bambini attraverso visite neonatali e postnatali; distribuiamo kit per neonati.

 

Ci occupiamo inoltre di trattamento terapeutico della malnutrizione acuta grave per i bambini di 6-59 mesi, nell’ambito del Programma Terapeutico Ambulatoriale (OTP), e di screening continuativi per individuare i casi di malnutrizione. I casi di malnutrizione grave invece, vengono rinviati alle strutture di riferimento a Spinboldak, Maywand, Zheray, all’Ospedale Provinciale di Qalat e all’Ospedale Regionale di Mirwais nella città di Kandahar, dove ricevono il trattamento di routine previsto dai protocolli per il trattamento delle infezioni sistemiche.

 

A partire dallo scorso anno siamo in prima linea anche nella lotta alla pandemia di Covid-19, con la distribuzione di dispositivi di protezione individuali, triage e sessioni di training per il personale sanitario e sensibilizzazione sulle buone pratiche igieniche. Oltre agli interventi sanitari, il nostro impegno in Afghanistan, ulteriormente potenziato in queste settimane, riguarda anche l’assistenza psico-sociale e il sostegno economico alle persone vulnerabili, in particolare donne – incluse donne sopravvissute a violenza di genere – bambini e anziani.

 

Dobbiamo ricordare che abbiamo affrontato delle difficoltà anche in passato, ma come operatrici e operatori umanitari, la nostra presenza e la nostra risposta sono sempre state guidate dai bisogni umanitari, piuttosto che dai programmi di costruzione di uno Stato o da mutevoli agende politiche. Oggi, rispondere ai bisogni in Afghanistan non deve fare eccezione.

 

 

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