Nel Paese, la popolazione vive una crisi alimentare senza precedenti: 6,6 milioni di persone sono sull’orlo della carestia

 

 

Nell’anno trascorso dalla presa del potere da parte dei talebani, la situazione in Afghanistan è notevolmente peggiorata. Sebbene gli scontri si siano ridotti in modo significativo, gli attacchi mirati rimangono all’ordine del giorno, i posti di blocco segnano ancora le strade, le mine antipersona uccidono e feriscono ancora i civili, continuano a circolare notizie di sparizioni forzate, detenzioni illegali ed esecuzioni extragiudiziali. Il quadro rimane teso, ma ancora peggio, quella che era già considerata una crisi umanitaria si è decisamente aggravata.

 

24,4 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria – un aumento del 30% rispetto al 2021 – e i bisogni aumentano di giorno in giorno con l’aggravarsi della crisi. L’impatto delle sanzioni contro i talebani e il congelamento dei beni del Paese hanno portato ad una mancanza di liquidità, a un forte aumento dell’inflazione e a un crollo economico devastante. Di conseguenza, i prezzi dei generi alimentari sono saliti alle stelle e questo, insieme alla perdita di lavoro e dei mezzi di sussistenza – a causa della siccità in corso – significa che la stragrande maggioranza della popolazione non può permettersi di sfamare la propria famiglia. Di conseguenza, il Paese sta affrontando una crisi alimentare senza precedenti: un numero record di 20 milioni di persone – quasi la metà della popolazione – sta attualmente vivendo livelli di insicurezza alimentare grave e 6,6 milioni sono sull’orlo della carestia. A livello nazionale, si stima che 3,2 milioni di bambini soffriranno di malnutrizione acuta entro la fine di quest’anno e che un milione di loro morirà se non riceverà cure immediate.

 

Per evitare la fame, le famiglie ricorrono a misure disperate pur di mettere in tavola un boccone. Avendo esaurito quasi tutte le strategie di adattamento – come la vendita dei propri beni o i prestiti – molte persone ormai hanno contratto debiti e, di conseguenza, un numero crescente di famiglie manda i figli a lavorare per contribuire al reddito. In casi estremi, c’è chi ha ceduto a vendere le proprie figlie per matrimoni forzati, per poter usare il denaro della dote per comprare il cibo.

 

Il sistema sanitario è al collasso

 

A tutto questo, si aggiunge che l’accesso all’assistenza sanitaria sta diventando sempre più difficile. Prima di agosto scorso, il sistema sanitario del Paese era finanziato quasi interamente dalla Banca Mondiale, ma tutti i fondi sono stati tagliati quando i talebani sono saliti al potere e, di conseguenza, le cliniche e gli ospedali distrettuali non sono più pienamente funzionanti: i medici non vengono pagati da mesi e sono andati a cercare lavoro nelle città, le forniture mediche stanno finendo e i reparti ospedalieri sono sempre più sovraffollati, compresi quelli che curano i bambini dalla malnutrizione. Molte persone distano più di due ore di cammino dalla struttura sanitaria più vicina e non possono permettersi di pagare il trasporto per arrivarci. Ciò significa che non riescono ad accedere a cure adeguate per i figli denutriti se non quando spesso è tardi ed è proprio per questo che spesso due o tre bambini condividono lo stesso letto d’ospedale: segno, questo, di quanto sia critica la situazione causata dalla fame.

 

Per rispondere a tutto questo, le ONG come INTERSOS stanno aumentando le loro operazioni per raggiungere più persone possibili, soprattutto nelle aree remote che prima erano inaccessibili a causa del conflitto. Tuttavia, i bisogni sono così numerosi che non possiamo farcela da soli. È fondamentale che i fondi destinati allo sviluppo ritornino nel Paese, in modo che il sistema sanitario, già così fragile prima di agosto 2021, possa tornare ad essere pienamente operativo. Soprattutto, bisognerebbero aumentare i fondi per il Paese in generale. Le Nazioni Unite hanno chiesto 4,44 miliardi di dollari per far fronte alle crescenti necessità dell’Afghanistan (il più grande appello mai lanciato per un singolo Paese), ma finora sono stati raccolti solo circa 2 miliardi di dollari, che chiaramente non sono abbastanza.

 

La responsabilità di affrontare le molteplici crisi contemporanee in Afghanistan non dovrebbe ricadere sulla sola comunità. Gli aiuti umanitari non possono fare più di tanto e non possono sostituirsi ad un’economia funzionante. È quindi fondamentale che la comunità internazionale e i talebani trovino un modo per lavorare insieme per rilanciare l’economia. Un modo per farlo sarebbe quello di annullare le sanzioni e restituire i beni congelati dell’Afghanistan alla banca centrale del Paese. Ciò renderebbe possibile alle persone accedere ai propri risparmi, alle imprese di riaprire e alle persone di cercare un lavoro, di guadagnare e di sfamare la famiglia. Troppe vite sono a rischio per continuare a non agire. È necessario evitare ulteriori sofferenze.

 

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