Sale ad undici il numero di cliniche mobili attive nelle aree più remote del Paese, in cui il sistema sanitario è al collasso, senza personale né medicine.

 

 

Nei giorni del G20 straordinario sull’Afghanistan, Intersos rafforza il suo intervento nel Paese. Come ci racconta da Kabul Marcelo Garcia Dalla Costa, a capo dell’Emergency Unit “Siamo riusciti a estendere il nostro intervento nel settore salute. Oltre agli interventi che portiamo avanti nel Sud del Paese stiamo aprendo, nei distretti più remoti di Kabul, interventi di salute primaria”.

 

Intersos è presente in Afghanistan da oltre vent’anni, in particolare con interventi di salute. I nostri operatori e operatrici sono attualmente impegnati nel Sud, dove supportano l’ospedale di Qalat e garantiscono accesso alle cure di base nelle zone più remote delle province di Kandahar e Zabul con tre squadre mobili. “Nonostante la crisi in corso, come Intersos e con il nostro staff, non abbiamo mai smesso di offrire assistenza di base”, sottolinea Marcelo. Grazie al recente aumento del personale espatriato, ora rientrato in Afghanistan, e al personale afghano “Entro un paio di settimane sette cliniche mobili saranno pronte a garantire servizi di salute di base in altrettanti distretti di Kabul”. Sale così ad 11 il numero di cliniche mobili attive nel Paese.

 

Il sistema sanitario in Afghanistan

 

Con il rovesciamento del precedente governo, in Afghanistan la situazione umanitaria è ulteriormente peggiorata. Particolarmente grave è la situazione del sistema sanitario. Già negli anni precedenti i servizi di assistenza di base erano ridotti al minimo: ospedali e cliniche non avevano personale sanitario sufficiente e mancavano medicinali. Dal 15 agosto in poi, la chiusura di molti programmi di aiuto internazionale ha portato il sistema sanitario al collasso. È in questo contesto di estrema fragilità che si inserisce l’intervento di Intersos e lo sforzo non solo di rafforzare la presenza sul campo con ulteriori cliniche mobili per portare assistenza di base, ma anche di operare nelle zone più remote della provincia di Kabul.

 

C’è moltissimo ancora da fare, l’inverno si sta avvicinando e molte zone, soprattutto quelle di montagna, vivranno una stagione terribile dal punto di vista delle temperature. Molte famiglie non hanno modo di comprare legna per scaldarsi o non hanno stufe. Stiamo anche mettendo a punto un intervento proprio per garantire alle famiglie che vivono nelle zone montuose di avere il minimo necessario per far fronte all’inverno in arrivo”, conclude Marcelo Garcia Dalla Costa. Dopo decenni di conflitti e una crisi umanitaria senza precedenti, l’inverno è solo l’ultima delle sfide che il popolo afghano deve affrontare.

 

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