In Yemen, con il supporto dell’Unione Europea, INTERSOS fornisce un pacchetto di servizi integrati per le persone più vulnerabili, senza fare distinzione tra sfollati e comunità ospitanti, in quanto sei anni di conflitto hanno avuto un impatto devastante su tutti e tutte.

 

 

I livelli di malnutrizione nel paese sono sempre più preoccupanti, specialmente tra bambini e donne incinte e in allattamento. Mohammed è giunto in uno stato di grave malnutrizione all’ospedale di Qafl Shamer nell’aprile 2020, dove INTERSOS offre servizi sanitari e nutritivi gratuiti. Era così indebolito che a 3 mesi pesava solo 1,3 chili e non riusciva ad attaccarsi al seno materno. È stato ricoverato per cinque giorni, nutrito artificialmente fino a quando non è stato in grado di succhiare il latte da solo. Il nostro personale ha consigliato e formato la madre di Mohammed sull’allattamento al seno dei neonati. Quando, dopo tre mesi, sono tornati per un controllo, Mohammed era cresciuto e perfettamente in salute.

 

Sfortunatamente, sono purtroppo moltissime le persone che in Yemen non hanno accesso a strutture sanitarie vicine alle loro abitazioni e non possono permettersi di pagare il costo del trasporto per raggiungere quelle più vicine. Come Jawad, un bambino di 5 anni, che è stato portato alla clinica mobile di INTERSOS per una brutta malattia alla pelle nel luglio 2020. Sua madre aveva provato a curarlo con i trattamenti tradizionali ma le sue condizioni stavano peggiorando. Il personale della clinica mobile, che si sposta per coprire zone ad alta densità di sfollati nel governatorato di Aden, ha subito diagnosticato il pemfigo, una malattia della pelle che diffonde vesciche su tutto il corpo, specialmente sul viso, ma che facilmente si cura con i medicinali giusti. Questa patologia è associata alle difficili condizioni di vita, tra cui precarie soluzioni abitative, carente accesso all’acqua e scarse condizioni igieniche. La settimana dopo, quando è tornato per una visita di controllo, Jawad era guarito. “Devo ringraziare il team medico INTERSOS che ci assiste in queste aree complicate e per aver riportato il sorriso sul volto di mio figlio” ha detto sua madre. “Senza i necessari fondi per questo intervento, non ci sarebbero servizi medici nei nostri territori“.

 

All’interno del progetto finanziato dall’Unione Europea, ci prendiamo cura anche delle donne che sopravvivono alla violenza di genere. Dania ha 60 anni ed è stata sfollata dal suo villaggio a causa degli scontri armati nel governatorato di Hajja. Dal momento della fuga in un altro distretto, ha vissuto in condizioni molto precarie. Per anni, il marito le ha usato violenza. Gli abusi fisici reiterati e violenti hanno causato gravi danni al corpo di Dania, che ora è completamente paralizzata. Suo marito l’ha abbandonata ed è sparito, così come suo figlio. Sua sorella è l’unica che si prende cura di lei, una cura che richiede assistenza costante, perché Dania non si può muovere ed è completamente dipendente dall’aiuto di qualcun altro. Stando sempre sdraiata sulla schiena, era ormai piena di piaghe da decubito. Nel corso delle attività sul territorio, nell’agosto 2020, lo staff INTERSOS è stato informato della situazione di Dania e l’ha subito visitata per fornirle primo soccorso psicologico. Assistenza finanziaria è stata poi garantita a sua sorella perché potesse permettersi di acquistare un materasso ad aria medicale appositamente progettato per prevenire le piaghe da decubito e alleviare le sofferenze di Dania.

 

E poi c’è Abia, una donna di 20 anni che si è rivolta a un avvocato di INTERSOS perché dopo alcuni mesi di matrimonio, la sua vita si è trasformata in un incubo per i maltrattamenti subiti dal marito. Violenza fisica, abusi emotivi e psicologici: lui le ha negato i bisogni più elementari e il diritto di visitare i suoi genitori. Due anni dopo la nascita del primogenito, il marito l’ha cacciata di casa, le ha impedito di vedere suo figlio e ha sposato un’altra donna. Abia è tornata a casa dei genitori senza sapere cosa fare. Desiderava disperatamente rivedere suo figlio. Abia ha ricevuto assistenza e rappresentanza legale presso il tribunale della città di Hajja, dove l’avvocato di INTERSOS ha citato in giudizio il marito perché coprisse i costi di un alloggio per Abia e il bambino, gli alimenti, e perché le restituisse la dote che le aveva portato via, garantendole la custodia del bambino. Il 19 agosto 2020, il tribunale si è pronunciato a favore di Abia su tutte le richieste. “Sono immensamente grata all’avvocato di INTERSOS per la sua professionalità, mi ha cambiato la mia vita”, ha detto Abia.

 

[gravityform id=”13″ title=”true” description=”true”]