L’inverno è arrivato anche sull’isola di Lesbo e il vento e le piogge stagionali aggravano le già inaccettabili condizioni di vita delle circa 7.300 persone ancora bloccate nel campo di Mavrovouni.

 

 

Il campo, allestito dal Governo greco in coordinamento con la Commissione Europea per ospitare le 12.000 persone rimaste in strada dopo l’incendio del campo di Moria, è stato presentato come una soluzione emergenziale per accogliere le persone in attesa di poterle traferire sulla terra ferma. I trasferimenti però procedono lentamente e la maggior parte delle persone si trova ancora bloccata sull’isola, in un campo dove ancora in pieno inverno manca l’acqua calda e che ad ogni scroscio di pioggia è invaso da acqua e fango.

Degli oltre 7.000 richiedenti asilo che da mesi vivono nel campo, almeno 2.000 sono particolarmente vulnerabili, in quanto portatori di disabilità, affetti da patologie cliniche e psicologiche gravi, sopravvissute a violenza sessuale, tortura o tratta. A queste persone, che dovrebbero essere protette e assistite, viene legalmente impedito di lasciare l’isola e si trovano così a vivere in un insediamento del tutto inadeguato, dove il freddo e le piogge dei mesi invernali aggraveranno inevitabilmente queste vulnerabilità.

Questa è la politica degli hotspot che dal 2016 l’Unione Europea porta avanti e che non ha fatto altro che produrre campi sovraffollati, irrispettosi delle condizioni igienico-sanitarie minime e della dignità umana.

Da quasi 5 anni assistiamo alla violazione sistematica dei diritti umani delle vittime di queste politiche. È arrivato il momento che l’Europa riconosca inequivocabilmente il fallimento del sistema Hotspot.

In questi giorni in cui il nuovo Patto UE sull’immigrazione è al vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio europeo, rinnoviamo l’appello alle Istituzioni europee a prendere le distanze dalle politiche portate avanti fin ora in tema di immigrazione, abbandonando una volta per tutte il modello dei campi sovraffollati alle frontiere, ponendo fine alla criminale e colpevole mancanza di strutture dignitose per accogliere chi arriva in Europa e intraprendendo finalmente politiche migratorie volte all’accoglienza, alla protezione e all’inclusione dignitosa dei migranti.

 

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