Alle ore 18 di martedì 4 agosto nel porto della città di Beirut, Libano, si sono verificate due violente esplosioni, di cui una, la seconda, dagli effetti devastanti.

 

 

Le autorità libanesi parlano di 137 morti, 5.000 feriti, ospedali al collasso e oltre 300.000 persone sfollate. La seconda esplosione ha praticamente raso al suolo il porto della città e non solo. Tre degli ospedali della zona sono stati danneggiati e sono attualmente inagibili. Anche a distanza di diversi chilometri, l’onda d’urto ha distrutto finestre e vetrate di palazzi e negozi.

 

Ero appena tornato dalla nostra base a Tiro, nel sud del Paese, insieme a un collega. Stavamo parcheggiando quando abbiamo sentito una scossa. Abbiamo pensato subito al terremoto. Poi, un rombo fortissimo e l’onda d’urto che ha ridotto in frantumi molte delle vetrate dei palazzi intorno” ha dichiarato Riccardo Mioli, capo Missione INTERSOS in Libano. E continua: “Noi stiamo tutti bene, fortunatamente. Ma siamo tutti sotto shock. Tutti qui conoscono qualcuno che è stato colpito in maniera diretta o indiretta dalla catastrofe“. L’esplosione, oltre ad aver fatto centinaia di morti, ha causato la distruzione di case, negozi, vetrine, auto. Le persone hanno perso non solo le proprie case ma anche le attività economiche e lavorative.

 

Il Libano, che già dallo scorso anno era piombato in una pesante crisi finanziaria che ha poi portato il Paese al default nel mese di marzo, è stato completamente messo in ginocchio dal lockdown, durante il quale tutte le attività commerciali sono state chiuse, bloccando di fatto l’intera economia del Paese e togliendo alla popolazione ogni fonte d’entrata. E ora, con questa nuova emergenza, sono migliaia le persone che non hanno più né casa né lavoro.

 

Uno dei nostri uffici è attualmente inagibile, l’esplosione ha distrutto tutte le finestre, ma ci stiamo già muovendo per ripristinarlo e per iniziare a distribuire aiuti d’emergenza alla popolazione di Beirut“, aggiunge Mioli. INTERSOS, già operativa in Libano dal 2013 per rispondere alla crisi umanitaria provocata dal conflitto in Siria e aiutare rifugiati siriani e libanesi in condizioni di vulnerabilità, si sta già attivando per rispondere a questa emergenza attraverso la distribuzione di kit di materiali igienici e dispositivi di protezione individuale per la prevenzione del COVID-19, minaccia ancora presente. Inoltre ci stiamo muovendo per garantire supporto psicologico a chi è stato colpito dalla catastrofe e un sostegno economico per l’acquisto di generi alimentari e la ricostruzione delle abitazioni danneggiate. Minori e famiglie sfollati che non hanno parenti o amici che possano ospitarli, saranno accolti in luoghi protetti come alberghi, appartamenti e scuole: si tratta delle fasce più fragili della popolazione che includono rifugiati siriani, libanesi e migranti in condizioni di estrema vulnerabilità.

 

Ci stiamo coordinando con enti governativi e attori della solidarietà per riuscire a intervenire in maniera efficace e rispondere al meglio ai bisogni delle persone che hanno dovuto vivere sulla propria pelle anche questa ennesima tragedia” conclude Riccardo Mioli.

 

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